Parità di genere, dalle leggi alla vita quotidiana: il confronto all’Università di Messina

 

La parità di genere non si misura soltanto nelle leggi, ma nella possibilità concreta di esercitare i propri diritti, superare gli stereotipi e riconoscere a ogni persona le stesse opportunità. È attorno a questa prospettiva che si è sviluppato il seminario “Parità di genere: principi, tutele e dimensione psicologica”, ospitato oggi nell’Aula Tomeo del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, nell’ambito delle attività didattiche del corso di Istituzioni di diritto pubblico.

L’iniziativa ha riunito competenze giuridiche, storiche e psicologiche, mettendo al centro un tema che non può essere ricondotto a una sola disciplina. Il riconoscimento dei diritti rappresenta un passaggio fondamentale, ma la loro effettiva realizzazione chiama in causa anche la cultura, l’educazione e quei meccanismi sociali che contribuiscono a consolidare ruoli e aspettative legati al genere.

Il tema si inserisce in un percorso di attenzione che coinvolge anche l’Ateneo peloritano. L’Università di Messina ha infatti previsto, attraverso il proprio Piano triennale delle azioni positive 2024-2027, iniziative per promuovere le pari opportunità, prevenire le discriminazioni e contrastare le diverse forme di violenza, valorizzando al contempo il benessere delle persone che studiano e lavorano all’interno della comunità accademica.

A introdurre il seminario è stato il professor Alessandro Morelli, ordinario di Diritto costituzionale e pubblico e direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche. Sono intervenuti la professoressa Vittoria Calabrò, ordinaria di Storia delle istituzioni politiche e presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Università di Messina; la professoressa Melania Mento, associata di Psicologia clinica e psicoanalista; il maggiore Federico Mucciacciaro, comandante della Compagnia Carabinieri di Messina Centro; la professoressa Simona Raffaele, associata di Diritto penale; e il professor Alberto Randazzo, associato di Diritto costituzionale e pubblico.

La pluralità delle competenze coinvolte restituisce la complessità di una questione che attraversa l’ordinamento giuridico, le relazioni interpersonali e la responsabilità delle istituzioni. Comprendere le tutele esistenti, riconoscere le discriminazioni e interrogarsi sulle loro radici culturali sono passaggi complementari di una riflessione che riguarda l’intera società.

La sfida resta quella di colmare la distanza tra il principio e la sua applicazione. Perché l’uguaglianza non può fermarsi al riconoscimento formale dei diritti: deve trovare spazio nelle opportunità, nei comportamenti e nella libertà di ciascuno di costruire il proprio percorso senza condizionamenti o discriminazioni.

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