A Palazzo Zanca i sindacati si ribellano all’ennesimo rinvio e a una clausola giudicata inaccettabile.
La trattativa tra sindacati e amministrazione comunale di Messina si è interrotta bruscamente.
Sul tavolo, la proposta di sbloccare la Progressione Economica Orizzontale (PEO) 2023 solo dopo la firma di una liberatoria che impegnerebbe i dipendenti a non ricorrere in sede giudiziaria.
Una richiesta ritenuta fuori luogo e contraria ai principi di tutela e rappresentanza dei lavoratori.
La PEO è il meccanismo contrattuale che consente ai dipendenti pubblici di ottenere un avanzamento economico, riconoscendo l’esperienza maturata e il merito professionale all’interno della stessa categoria.
Si tratta, in sostanza, di un incremento stipendiale che premia il lavoro svolto e deve essere corrisposto con regolarità.
A trentasei mesi di distanza dall’ultima applicazione, però, il Comune di Messina non ha ancora provveduto ad aggiornare le posizioni economiche del personale, accumulando ritardi che si traducono in stipendi bloccati e arretrati non pagati dal gennaio 2023.
La nuova condizione posta dall’amministrazione ha provocato l’immediata rottura con le organizzazioni sindacali Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl, Csa e Silpol, che hanno lasciato il tavolo di confronto denunciando un clima di sfiducia e mancanza di trasparenza.
A complicare ulteriormente il quadro ci sono altre vertenze rimaste irrisolte: il regolamento sul lavoro agile, quello sulle progressioni verticali, la questione dei buoni pasto, la mancata istituzione delle posizioni organizzative e la costituzione del Fondo 2025.
Un insieme di nodi sospesi che riflette la difficoltà dell’ente nel garantire condizioni di lavoro chiare, moderne e rispettose delle professionalità interne.
Durante l’assemblea del personale, il malcontento è apparso evidente.
I lavoratori considerano ormai intollerabile il continuo rinvio di diritti contrattuali acquisiti e la mancanza di risposte concrete da parte dell’amministrazione.
Il caso della PEO 2023 è diventato così il simbolo di una frattura più profonda: quella tra chi amministra e chi, ogni giorno, tiene in piedi la macchina comunale tra carichi di lavoro crescenti, organici ridotti e promesse disattese.
Un segnale forte di un disagio che non può più essere ignorato.
