Messina, gli studenti in piazza: quando la città ascolta, il futuro fa rumore

Messina stamattina si è svegliata con un passo diverso: quello degli studenti, che hanno scelto di occupare le strade invece dei silenzi. Piazza Antonello è stata il punto di partenza di un corteo che non aveva toni folcloristici, ma la serietà di una generazione che non delega più a nessuno il racconto del proprio futuro.
Da corso Cavour a via Garibaldi, un’unica direzione: piazza dell’Unione Europea, dove le loro istanze hanno preso forma e peso. Chiedono una scuola che non traballi, un’università che non selezioni per censo e, soprattutto, un futuro che sia ancora possibile respirare, perché la crisi climatica non è un esercizio teorico: è la cornice dentro cui vivranno, o non vivranno, le prossime generazioni.
Tra gli slogan, un’autocritica disarmante nella sua maturità: “Avremmo voluto essere molti di più”. Non un lamento, ma la consapevolezza di chi sa che per cambiare davvero non basta esserci… serve esserci in massa. Eppure, chi ha marciato oggi lo ha fatto con la convinzione che anche un numero ridotto, quando è lucido e determinato, può diventare un moltiplicatore politico.
In testa al corteo anche l’Unione degli Universitari, che riporta un dato che non può lasciare indifferenti: su 5.120 domande per le borse Ersu, oltre 4.300 idonei rischiano di rimanere senza un euro di sostegno. Quasi nove studenti su dieci. Numeri che, da soli, raccontano l’emergenza meglio di qualsiasi commento. A questo si aggiunge il nodo degli studentati: camere da 650 euro e solo una risicata quota riservata a chi ha redditi bassi. Un controsenso, se si parla di diritto allo studio e non di business immobiliare.
E poi ci sono le scuole. Quelle che ogni giorno ospitano migliaia di ragazze e ragazzi e che, secondo la Rete degli Studenti Medi, nel 95% dei casi non presentano le certificazioni necessarie per definirsi sicure. Una statistica che pesa come un macigno e che rende evidente la distanza inquietante tra ciò che si proclama e ciò che si vive davvero dentro le aule.
Tra le richieste portate in piazza: educazione sessuale, affettiva e al consenso affidata a professionisti; più spazio ai temi di attualità; percorsi strutturati contro la violenza di genere; educazione alla pace; iniziative reali sulla crisi climatica. In altre parole, non un elenco di desideri, ma l’idea concreta di una scuola che accompagni la crescita, invece di inseguirla a distanza.
Oggi Messina ha visto una generazione che non chiede applausi né indulgenze. Cerca ascolto. E pretende responsabilità.
Perché se il presente scricchiola, il futuro non può più aspettare.

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