Inaugurato l’Anno Accademico 2025/2026

Questa mattina, presso l’ Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina, si è svolta l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2025/2026 a cui, oltre alla Rettrice Spatari, hanno preso parte Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia e Clorinda Capria . L’incontro si è trasformato in un momento di forte densità politica e civile, più che in una liturgia istituzionale. Dai tre interventi principali è emersa un’idea condivisa di università: non semplice luogo di formazione, ma infrastruttura strategica per lo sviluppo, la coesione sociale e la democrazia. Nel suo intervento, il Governatore della Banca d’Italia ha collocato l’università al centro delle grandi transizioni economiche e sociali del Paese, legando in modo esplicito capitale umano, produttività e futuro della crescita: “Non conta solo crescere. Conta anche come si cresce”, ha affermato Panetta, indicando nell’università il luogo in cui progresso economico, coesione civile e giustizia sociale devono tornare a camminare insieme. Il Mezzogiorno viene assunto come cartina di tornasole delle fragilità italiane, ma anche come possibile laboratorio di rilancio: “Investire in istruzione, ricerca e formazione significa investire a un tempo nelle potenzialità del Paese e nelle aspirazioni dei singoli”. Senza un rafforzamento strutturale dell’università, ha avvertito: “la perdita di capitale umano diventa una responsabilità collettiva”. Dal fronte dell’amministrazione universitaria è arrivato un richiamo netto alla dimensione organizzativa dell’ateneo: “Il personale tecnico-amministrativo è parte integrante della vita universitaria”, è stato sottolineato, ricordando che senza un apparato efficiente non esistono né qualità della didattica né credibilità istituzionale. Il lavoro quotidiano viene definito: “spesso non immediatamente visibile, ma essenziale”, soprattutto in una fase segnata da digitalizzazione, riorganizzazioni e aumento degli adempimenti. Da qui l’auspicio che l’innovazione non si riduca a un riassetto formale, ma diventi: “un progetto organico, fondato su competenze, semplificazione e misurabilità dei risultati”. Forte anche il passaggio sull’uguaglianza di genere, indicata come criterio di qualità democratica : “Se l’università è davvero il luogo del merito, l’uguaglianza di genere non può essere un obiettivo opzionale”. L’intervento della rappresentanza studentesca ha dato alla cerimonia il tono più esplicitamente politico e generazionale: “Siamo la generazione più formata che il Sud abbia mai avuto, eppure quella che guarda al futuro con più paura”, è la diagnosi iniziale, accompagnata dai dati sull’emigrazione giovanile e sulla perdita di capitale umano. Alla retorica della resilienza viene contrapposto il concetto di “restanza”: “Non restiamo per adattarci a un contesto ostile, ma per trasformarlo”. Un passaggio che sintetizza una scelta netta: “Sostituire la fuga nello spazio con il viaggio nel tempo”, restare per “importare” nel territorio le opportunità che altrove sembrano scontate. L’università è chiamata a essere ascensore sociale reale, non simbolico: “Una borsa di studio erogata in ritardo vanifica il diritto allo studio”, così come l’emergenza abitativa lasciata al mercato rischia di trasformare l’accesso all’università in un privilegio. Il discorso si allarga poi al ruolo civile dell’ateneo: “L’università è, prima di ogni altra cosa, grembo di cittadinanza”, spazio di pensiero critico, di contrasto alla violenza di genere e di difesa della democrazia, anche oltre i confini nazionali. Lontani per ruoli e linguaggi, i tre interventi convergono su un punto essenziale: l’università è un bene pubblico strategico e se sostenuta con investimenti, competenze e responsabilità, può diventare, come è stato detto : “il luogo in cui le aspirazioni individuali incontrano il futuro collettivo”.

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