Legalità e migrazioni: al Comune il confronto tra fragilità, accoglienza e integrazione

Legalità, accoglienza, integrazione. Non come concetti astratti, ma come nodi concreti da affrontare. Il Salone delle Bandiere del Comune di Messina ha ospitato l’incontro “L’orizzonte della legalità tra fragilità migratorie, percorsi di accoglienza e sfide per l’integrazione”, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, professionisti e realtà del territorio.
A moderare il confronto è stata l’avvocata Silvana Paratore, esperta in politiche sociali, che ha aperto i lavori sottolineando il valore del dialogo tra competenze diverse.
Ad avviare gli interventi è stato Giuseppe Scalzo, presidente dell’associazione Solidarity in Action, che ha posto al centro il ruolo della cultura come primo strumento di legalità.
L’illegalità, ha osservato, cresce dove manca conoscenza: da qui l’importanza di promuovere alfabetizzazione, pensiero critico e orientamento al lavoro come strumenti concreti di inclusione.
Il questore di Messina Salvatord La Rosa ha poi richiamato una lunga esperienza, maturata in oltre trent’anni di attività a contatto con il fenomeno migratorio, soprattutto nelle realtà del Sud.
Ha sottolineato come l’accoglienza rappresenti una responsabilità, oltre che una funzione istituzionale: spesso, infatti, le forze dell’ordine sono il primo punto di contatto con le persone migranti. Un lavoro segnato da storie che lasciano un impatto profondo e che richiede equilibrio tra legalità e umanità.
Il professor Alberto Randazzo, docente di diritto costituzionale e pubblico all’Università degli Studi di Messina, ha riportato il confronto nella cornice dei principi.
Ogni percorso di accoglienza, ha spiegato, deve muoversi all’interno dell’ordinamento: la legalità è il fondamento del sistema. Ma accoglienza e integrazione non riguardano solo gli stranieri, bensì l’intera collettività.
Al centro, la persona umana, fulcro della Costituzione, che riconosce i diritti inviolabili e richiama il dovere di solidarietà, imponendo alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano lo sviluppo della persona.
Nel solco di questo intervento, l’avvocata Mimma Di Santo, esperta in diritto dell’immigrazione, ha evidenziato le difficoltà operative.
Ha sottolineato come la Questura rappresenti un interlocutore fondamentale per gli avvocati, ma ha anche messo in luce una criticità: far riconoscere diritti già previsti dalla Costituzione senza doverli trasformare ogni volta in battaglie.
Ha inoltre richiamato la presenza di forme di discriminazione che emergono con maggiore evidenza in alcuni casi, in particolare nei confronti di persone provenienti dall’Africa subsahariana.
A offrire una lettura sul piano psicologico è stata la dottoressa Rosaria Piccolo, che ha analizzato l’impatto del fenomeno migratorio sulle condizioni dei soggetti coinvolti.
Fragilità spesso invisibili emergono nella fase post-migratoria, tra precarietà, isolamento e difficoltà linguistiche, rendendo necessario un approccio integrato tra supporto psicologico e inclusione sociale.
Il punto di vista della scuola è stato portato dalla dirigente Daniela Pistorino, dell’Istituto di istruzione superiore “Antonello”, che ha ribadito come la scuola continui a rappresentare uno spazio aperto all’accoglienza, chiamato ogni giorno a confrontarsi con contesti diversi.
A chiudere il ciclo degli interventi principali è stata Cinzia Fresina, vicepresidente esecutiva della Casa Famiglia CIRS di Messina, che ha riportato l’attenzione sull’esperienza concreta.
Ha evidenziato la necessità di “mettere le persone giuste al posto giusto”, sottolineando come ogni situazione richieda un approccio specifico.
Tra le criticità principali, la provvisorietà dei percorsi di accoglienza e il rischio di lasciare le persone in condizioni di incertezza. Il CIRS opera senza discriminazioni, occupandosi di donne vittime di violenza e in condizioni di forte vulnerabilità, spesso legate anche a situazioni di sfruttamento.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Michele Recupero, presidente della CRIVOP Italia ODV, che ha richiamato l’importanza del lavoro di rete e della collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore, elementi fondamentali per rendere più efficaci gli interventi sul territorio.
È stato inoltre presentato un progetto nazionale, avviato nel 2021, rivolto ai minori autori di reato, nato dalla collaborazione tra enti pubblici e Terzo Settore, che ha contribuito a ridurre le condotte devianti e a favorire percorsi di integrazione.
Un confronto che non ha offerto soluzioni semplici, ma ha restituito una direzione chiara: la legalità, quando si intreccia con le migrazioni, è un percorso che richiede responsabilità condivisa e interventi concreti.

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