Le campane del Duomo e il silenzio di Messina: l’ultimo abbraccio ad Alessandra

Le campane del Duomo hanno preceduto ogni parola. Hanno riempito il cielo di Messina con un suono grave, continuo, quasi a voler accompagnare un dolore che nessuno riusciva a esprimere. Prima ancora dell’omelia, prima ancora delle lacrime, è stato quel rintocco a dire alla città che il tempo, per qualche istante, si sarebbe fermato.

Alle 16.30, mentre in Cattedrale iniziavano le esequie, Messina si è fermata. Il minuto di silenzio voluto dal sindaco Federico Basile è stato osservato da uffici pubblici, attività commerciali, associazioni e cittadini. Le bandiere a mezz’asta, gli eventi sospesi e il Gonfalone della Città listato a lutto hanno trasformato il dolore di una famiglia nel dolore di un’intera comunità.
Sotto le antiche volte della Cattedrale è arrivata Alessandra Frazzica. Ventuno anni. Un futuro ancora tutto da scrivere, interrotto tra le macerie di Pistunina. Frequentava il corso di laurea in Lingue, Letterature e Tecniche della Mediazione Linguistica dell’Università di Messina e coltivava un sogno: diventare giornalista. Un sogno rimasto sospeso insieme a tanti altri che quella tragedia ha spezzato.
Messina le ha tributato l’ultimo saluto nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Federico Basile. Una Cattedrale gremita fino all’ultimo banco ha restituito l’immagine di una comunità unita nel dolore. Accanto ai genitori, al fratello e al fidanzato di Alessandra erano presenti gli amici, i compagni di università, i docenti, la rettrice Giovanna Spatari, le istituzioni cittadine, i volontari della Protezione civile, i Vigili del Fuoco e quanti, in questi giorni, hanno condiviso il peso di una tragedia che ha segnato profondamente Messina.
Tra i presenti anche il sindaco Federico Basile. Da giorni il suo volto racconta, forse più delle parole, il peso di una tragedia che ha colpito nel profondo la città. Il tono della voce, gli sguardi, le pause restituiscono l’immagine di un primo cittadino che vive accanto alla sua comunità uno dei momenti più dolorosi della storia recente di Messina. Anche in Cattedrale, la sua presenza silenziosa è stata il segno di una vicinanza che andava oltre il ruolo istituzionale.
A celebrare le esequie è stato l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla, concelebrante con padre Orazio Siani, parroco di Galati Sant’Anna, e padre Giovanni Pelleriti, parroco di Pistunina. Nell’omelia ha parlato di un dolore «umanamente inspiegabile», invitando la famiglia a non sentirsi sola, perché un’intera città partecipa a questa sofferenza e continuerà a custodirne la memoria.
Ogni volto raccontava la stessa domanda. Una domanda che nessuna spiegazione potrà cancellare: perché una ragazza di ventun anni, piena di vita, di progetti e di speranze, ha dovuto vedere il proprio futuro spezzarsi così?
Più delle parole, hanno parlato gli sguardi. Più dei discorsi, ha parlato quel silenzio che avvolgeva ogni banco della Basilica. Un silenzio rotto soltanto dalla preghiera, dal suono dell’organo e da quelle campane che sembravano accompagnare ogni pensiero rivolto ad Alessandra.
Messina oggi non ha salutato soltanto una giovane vittima del crollo di Pistunina. Ha salutato una sua figlia. Una ragazza che sognava di raccontare il mondo con le parole e che, nel giorno del suo ultimo viaggio, ha unito una città intera in un abbraccio silenzioso. E quelle campane, risuonate sopra il Duomo, resteranno nella memoria collettiva come il suono di un dolore che appartiene a tutti e che nessuno dovrà dimenticare.

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