Dai cento licenziamenti ad Aci Sant’Antonio al disimpegno del colosso Pfizer nella zona industriale di Catania, fino alla contrazione del commercio di vicinato: un intero tessuto economico rischia di sbandare nell’assenza di risposte istituzionali.
Aci Sant’Antonio è diventata, suo malgrado, il simbolo di un paradosso produttivo tutto siciliano. Nella cittadina etnea, due stabilimenti storici distanti appena un chilometro e mezzo l’uno dall’altro condividono lo stesso drammatico destino: circa 100 lavoratori a rischio e altrettanti nuclei familiari catapultati nell’incertezza economica.
Mentre nel resto d’Italia ed Europa i settori del farmaceutico e del confezionamento industriale continuano a registrare indici di crescita, nel territorio etneo le macchine si arrestano e si avviano le procedure di esubero.
Un chilometro e mezzo di crisi: i casi Sifi e IsapLa prima ferita si è aperta alla Sifi, eccellenza nella produzione di farmaci oftalmici.
L’azienda ha comunicato a inizio anno una procedura per 52 esuberi su un organico di 370 dipendenti (successivamente rientrata a quota 48).
Nonostante il recente rilevamento a opera del gruppo spagnolo Faes Farma, arrivato accompagnato da promesse di rilancio e nuovi investimenti, la realtà parla di tagli.
Come spiegato da Jerry Magno (segretario generale Filctem Cgil Catania), le parti sociali stanno trattando per massimizzare i ricollocamenti interni e definire adeguate risorse di incentivazione all’uscita.
A rendere il quadro ancora più fosco è arrivato il colpo di grazia dell’Isap Packaging.
L’azienda specializzata in imballaggi ha annunciato la chiusura definitiva del proprio impianto produttivo, mettendo alla porta 45 dipendenti, la maggior parte dei quali ancora ben lontana dai requisiti pensionistici.
Per loro, tra accordi di fuoriuscita incentivata e disperazione, le prospettive di reinserimento rimangono drammaticamente vaghe
Il sindaco di Aci Sant’Antonio, Quintino Rocca, ha lanciato un accorato appello al Governo Regionale e Nazionale affinché si crei una rete di salvataggio immediata prima che l’impatto sociale diventi irreversibile.
Il Polo Farmaceutico sotto scacco: la vertenza Pfizer.
Se i comuni dell’hinterland soffrono, il cuore pulsante dell’industria catanese non sta meglio. La zona industriale di Catania sta affrontando una delle crisi occupazionali più gravi degli ultimi decenni, trascinata dal progressivo disimpegno di Pfizer.
Il colosso farmaceutico americano ha annunciato la chiusura di due linee produttive nel sito etneo — centro strategico per la fabbricazione di farmaci sterili iniettabili in tutto il Mezzogiorno — quantificando in 330 gli esuberi totali tra personale diretto e lavoratori dell’indotto.
Una fuga che fa discutere e riflettere: perché una multinazionale disinveste in un settore altamente redditizio?
Le sigle sindacali puntano il dito contro i problemi strutturali dell’area industriale:
Carenze storiche nella viabilità e nei collegamenti logistici.
Deficit cronici nei servizi di sicurezza, drenaggio delle acque e gestione dei rifiuti.
Costi energetici non competitivi e assenza di un piano infrastrutturale regionale adeguato.
La desertificazione del commercio: dal caso Grande Migliore al piccolo dettaglio.
Il crollo non riguarda solo la manifattura pesante. Anche i settori del commercio e dell’artigianato mostrano segni di cedimento profondo.
Il nodo politico e le richieste del territorio
L’assenza di un piano strategico per l’attrazione e il mantenimento degli investimenti in Sicilia sta trasformando la regione in un deserto industriale.
I sindacati chiedono con urgenza l’apertura di tavoli interministeriali per vincolare i siti produttivi in dismissione (come Isap o Pfizer) a progetti di reindustrializzazione o al subentro di nuovi imprenditori disposti a rilevare gli impianti.
Senza interventi strutturali immediati sulle infrastrutture di base e senza politiche attive del lavoro in grado di offrire formazione e ricollocamento reale, il rischio è che la contrazione occupazionale diventi una ferita permanente per migliaia di famiglie siciliane.
E LA SICILIA MUORE??!!
